Le cose collidono #2
Gli altri ed io
Più volte in questo spazio ho menzionato quanto la mia batteria sociale sia diventata come quella di uno smartphone oramai datato, che ha bisogno di essere ricaricato di continuo e si scarica molto più in fretta di uno appena acquistato, si surriscalda e va spesso in tilt.
Avrete dunque capito che oggi a collidere sono io verso gli altri.
Non c'è testo - per lo meno per me - che non nasca da un fatto reale, vissuto, sia questo recente o meno.
Vorrei allora che per un momento immaginiate di essere seduti a tavola con i vostri amici/conoscenti a parlare del più e del meno, quando ad un certo punto iniziate a fissare qualcosa, un punto a caso. I discorsi si fanno vuoti, le voci a voi esterne diventano pesanti e lontane. Non siete più seduti a tavola - o meglio, lo siete solo fisicamente - siete altrove, non sapete di preciso dove, ma state bene lì. Nessuno si accorge di ciò che sta succedendo nella vostra testa, nessuno si accorge di voi, e questa cosa è bellissima perché state indisturbati nel vostro mondo. Solo qualcuno, se presente, può girare lo sguardo su di voi e capire; solo qualcuno che forse, poco prima, ha avuto lo stesso straniamento.
Ad un certo punto, un rumore, i toni più accesi o altro ancora, interrompono il vostro flusso e rientrate nella realtà.
Cosa è successo?
Dove eravate?
Non ci è dato saperlo, ma poco importa, perché il punto è dove non eravate.
Allora dov'ero io?
In questo episodio c'è qualcosa che non va, una collisione appunto tra me e gli altri. Ogni volta che succede di alienarmi, ogni volta che rientro nella realtà, i discorsi e la presenza degli altri diventano pioggia di meteoriti che si spaccano nel suolo della mia mente.
Passo intere giornate a studiare questo fenomeno, e più lo studio meno lo capisco.
Perché più voglio indagare, meno tempo spendo assieme agli altri. Allora mi cerco nei libri, nelle mie letture, nella musica, prendo il block notes del tenente Colombo e inizio a unire i puntini, ma non è semplice. Considero la mente umana al pari di una ragnatela: più in fondo si va, più questa diventerà una trappola. Il paradosso è che il ragno siamo noi.
Allora come schivare le collisioni?
Evitando i rapporti sociali?
Ma se poi si interrompono, non si rischia di rimanere intrappolati nella propria ragnatela?
E se invece di evitarli si limitassero soltanto?
Gli altri sarebbero abbastanza forti da leggere la nostra assenza non come alienazione ma come ricarica necessaria?
A questo proposito, cito il testo di una canzone che ho conosciuto grazie ad una persona speciale, che fa parte della mia vita, che è quella che capisce quando sta avvenendo uno straniamento (e non solo).
Portami via
Voglia di consumare, tienimi via
Chi non mi sa capire guardi la scia
Delle mie navi leggere
Fammi bere al giorno che verrà
Ulisse - Enrico Ruggeri - 1996


Perdonami è un commento un po lungo.
Varie possono essere le motivazioni che ti conducono ad estranei dagli altri:
-altri pensieri assillano la tua mente distraendoti dalla realtà
-la realtà che in quel momento ti circonda, non è quella che stai desiderando, anche se sei in mezzo ad amici o parenti, ti senti forse sola, persa.
Quando ti estranei, sei fisicamente presente, ma non stai parlando, non sei al centro dell’attenzione. Un po’ come essere al teatro o al cinema a vedere uno spettacolo che non ti piace e non ti attira, per passare il tempo non puoi nasconderti dietro la luce blu dello smartphone. Allora segui il sentire dei tuoi pensieri e lentamente ti allontani dalla realtà.
La maggior parte delle persone non si accorge del tuo viaggio interiore, perché è troppo impegnata a parlare, a mettersi al centro della serata. Solo chi ti vuole davvero bene, o chi come noi cammina nei sogni, percepisce i tuoi silenzi e prova a starti accanto e a coinvolgerti nella serata.
Forse il tuo io interiore sta chiedendo una pausa, un cambiamento di rotta. Allontanandoti per un po’ potresti trovare il silenzio dal rumore degli altri e trovare il tempo per capire meglio cosa desideri davvero e quale direzione seguire, perché ora sembra smarrito.
La quotidianità, con le sue complessità, diventa come un abito dell’infanzia indossato oggi: stretto, soffocante. Lo stress accumulato logora fiducia, sorrisi, pazienza, attenzione e disponibilità verso gli altri. Se poi ci lasciamo sopraffare dalla tecnologia, ci ritroviamo sommersi di notifiche e richieste continue.
Forse è tempo di fermarsi, di riscoprire un sogno o un desiderio capace di accendere entusiasmo, qualcosa che ci spinga a guardare dentro di noi o ad aprirci a nuove persone, creare nuovi legami. Così anche le conversazioni con i vecchi amici diventeranno più vive. E se sono amici veri, ascolteranno con piacere la tua nuova avventura.
Non è un consiglio, ma una riflessione personale: nelle tue parole riconosco anche me stesso.
Sogna, desidera, vivi
Non sai quanto mi ci rivedo nelle tue parole.
Eppure la gente fino a poco tempo fa mi avrebbe descritto come estroversa.
A volte gli eventi della vita ti fanno pesare una maschera che prima riuscivi a indossare come una seconda pelle.
Sarebbe bello trovare un'equilibrio. Dire che ristabilire un ordine nel mondo interiore è la ricetta univoca per accedere al mondo esterno con più consapevolezza, sarebbe facile, sarebbe comodo, sarebbe confortante.
Però non lo è. Forse non c'è modo per evitare che le cose collidano. Forse, devono solo farlo.
Posso solo offrirti solo un consiglio della mia psicoterapeuta: ascolta il tuo corpo. Se non te la senti di stare in un luogo, alzati e allontanati. Chi vale, capirà. Ti aspetterà.
Chi non vale, può uscire dal ciclo della tua vita. La maggior parte dei rapporti umani, per un motivo o per un altro, è impermanente.